GRECIA: LUNEDI’ BANCHE CHIUSE E CONTROLLO CAPITALI

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La decisione di convocare un referendum significa quasi sicuramente, che il governo greco imporrà controlli di capitale già questo lunedì, prima della riapertura di banche e borse.

 

Uno iato tra l’annuncio e il risultato del referendum è improponibile e potrebbe causare il tracollo del sistema finanziario greco.

Non appena la decisione è stata annunciata, elementi estrema sinistra – ma in questo caso è una definizione che lascia il tempo che trova – all’interno del partito di Tsipras hanno chiesto agli elettori di rifiutare i termini imposti dalla Ue votando no al referendum.

Il Ministro dell’Energia e il terzo più importante membro del governo, Panagiotis Lafazanis ha detto che i greci dovrebbero da un “no clamoroso” all’accordo che è sul tavolo.

Quattro anni fa, l’allora primo ministro del paese, Papandreu, venne minacciato di ‘destituzione’ da Francia e Germania per aver ventilato l’idea di una votazione popolare sul secondo pacchetto di salvataggio del 2011. Quello era il momento. Avrebbe distrutto il sistema finanziario tedesco. Ora, invece, il costo cadrà tutto sui contribuenti dei Paesi Ue, italiani compresi.

 
 
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